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Un romanzo ispirato dalla vita all’Orientale

Pubblicato il 29/01/2019
Un romanzo ispirato dalla vita all’Orientale

Tra le laureate dell’Orientale che hanno trasformato la loro esperienza in creazione letteraria c’è il romanzo, appena pubblicato da Giunti, “Perduti nei Quartieri spagnoli” di Heddi Goodrich. L’autrice è nata a Washington nel 1971, è arrivata a Napoli nel 1987 per uno scambio culturale e qui è rimasta fino al 1998. Si è laureata in Lingue e letterature straniere da noi, e attualmente vive in Nuova Zelanda.

All’Orientale ha studiato con particolare intensità glottologia, scriverà infatti nel libro «di sentirsi parte della tribù di linguisti dell’Orientale», ma sono tantissimi i passaggi in cui cita il nostro Ateneo.

Nel suo romanzo descrive le abitudini degli studenti e anche l’orgoglio che contraddistingue molti di loro nello studiare lingue orientali, in particolare il cinese. Goodrich ci fa capire che la sua vita in città, e in particolare la sua vita da studentessa, le ha aperto nuovi mondi. D’altra parte la struttura portante del romanzo è una storia d’amore, tra un uomo e una donna, metafora della storia di passione e coinvolgimento tra lei e l’allora Istituto universitario Orientale.

Questa la trama con qualche particolare in più.

“Una ragazza americana a Napoli, ma non una delle tante. Heddi, studentessa di glottologia all'Istituto Universitario Orientale, non è venuta per un rapido giro nel folclore, ma per un'immersione che la porta ad avere della città, della lingua, del dialetto una conoscenza profonda, impressionante, che nasce dall'empatia, da un bisogno di radicamento e dall'entusiasmo della giovinezza. Con una colorata tribù di studenti fuorisede e fuoricorso Heddi vive ai Quartieri Spagnoli, dove la vita nelle case antiche costa poco, si abita su piani pericolanti che sembrano calpestarsi l'un l’altro, in fuga dalla folla e dai vicoli inestricabili, costruzioni affastellate che sbucano aprendosi sul cielo e sul vulcano, in balconi e terrazzi dove è bello affacciarsi a rabbrividire, fumare e discutere. Questo romanzo, scritto in un italiano letterario di rara bellezza, tanto più sorprendente considerando che l'autrice è di madrelingua inglese, è una doppia storia d'amore: per una città e per un giovane uomo. Pietro è studente di geologia, figlio di una famiglia contadina della provincia di Avellino, gente avvinta alla terra da un legame ostinato, arcaico. A Napoli, benché il suo paese sia distante solo cento chilometri, Pietro è straniero tanto quanto Heddi. Il coinvolgimento sentimentale non vela però lo sguardo della narratrice, che considera con sguardo affettuoso ma lucido la personalità di Pietro, al tempo stesso sognatore e velleitario, diviso tra l'emancipazione rappresentata dall'amore per una ragazza così lontana dal suo mondo e il richiamo agli obblighi ancestrali della terra. Anche il ritratto della madre di lui, apparentemente fragile e depressa, in realtà custode feroce dell'ordine familiare, è di spietata esattezza. L'amore che intride queste pagine è quindi istintivo e intellettuale, complicato e semplice. È amore per le parole che compongono una vera e propria lingua del cuore, accarezzata, piegata e scolpita con una sensibilità sempre vigile. È il romanzo di quando la vita è una continua scoperta, esplorazione dell'identità altrui e ricerca della propria, di quando la scrittura incarna un atteggiamento verso il mondo pronto ad aprirsi a ogni esperienza, a godere ogni gioia, a esporsi a ogni ferita.